Un giorno dopo l’inizio dell’eruzione vulcanica nella penisola di Reykjanes, in Islanda, l’attività è notevolmente calata di intensità. Lo ha confermato anche l’Ufficio meteorologico islandese: dopo un inizio molto intenso, con pennacchi alti anche oltre 50 metri lungo una fessura di un chilometro, poi allargatasi a oltre tre, la lava ha smesso di fuoriuscire dalla maggior parte delle bocche.
L’eruzione era iniziata mercoledì 29 maggio, poco dopo mezzogiorno, ed era stata preannunciata da una serie di scosse di terremoto. Per questo, le autorità erano riuscite a far evacuare rapidamente i residenti della città portuale di Grindavik e i visitatori del centro termale del Blue Lagoon. La situazione è tornata sotto controllo, ma tra mercoledì e giovedì la lava aveva raggiunto Grindavik: ad arrestarla, una barriera protettiva in terra e pietra che ha di fatto salvato la cittadina più a rischio per la vicinanza con il luogo dell’eruzione.
Polizia e servizi di emergenza continuano però a ispezionare i luoghi più critici, dal momento che la lava ha ricoperto due delle tre strade che portano alla città, e anche dopo che nello scorso gennaio, nel corso di una precedente eruzione, erano state inghiottite tre case. L’eruzione è la quinta in sei mesi e l’ottava in tre anni, a conferma del risveglio, dopo 800 anni, di una lunga faglia che ha fatto fluire il magma verso l’alto.
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