Doina Rotaru, Tempio di fumo - flauto Laura Faoro

Опубликовано: 27 Июнь 2026
на канале: Laura Faoro
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Doina Rotaru, Tempio di fumo

Laura Faoro: flauto, montaggio e drammaturgia delle immagini
Carlo Centemeri: supporto tecnico

Commissione di Serate Musicali per l'evento in streaming DADAMAINO: I CICLI DEL SEGNO a cura degli Amici della GAM, Galleria di Arte Moderna di Milano.

Incontro trasmesso mercoledì 11 novembre 2020
Con Eleonora Fiorani, epistemologa e con Francesca Pola, storica dell’arte. Moderatore: Angelo Foletto
Musiche di Massimiliano Viel e Doina Rotaru: Laura Faoro, flautista

Compositrice rumena di estrema raffinatezza, Doina Rotaru è un’artista che ha molti punti in comune con l’estetica e la ricerca di Dadamaino, specie dei cicli presi in esame nell'incontro, relativi alle opere realizzate a partire dal 1975, che traducono in immagine un nuovo alfabeto di segni.

Il brano presenta anzitutto una grafia per così dire “liquida”, poiché si avvale della notazione musicale tradizionale come di un alfabeto, rielaborandola sulla carta pentagrammata con un gusto personale, poetico e ricco di fantasia.
La Rotaru sgancia le singole note da una griglia metrica fissa e - su una partitura apparentemente senza tempo - snoda un discorso musicale che risulta comunque ritmicamente chiarissimo, basato su un contrappunto fatto di tensioni e distensioni, tra note tenute apparentemente immobili e improvvise nuance che le frastagliano.
I suoni viaggiano sulla pagina bianca condotti da svolazzi, linee e puntini, meticolosamente descritti dall’autrice in ogni loro microscopica variante, così da creare un continuo, evidente trascolorare di timbri: questo gioco di colori è inserito a sua volta in un livello formale più ampio, composto da una successione di sezioni fortemente dinamiche e “capricciose” (come il “fumo” del titolo) e altre statiche, statuarie nella loro immobilità (come appunto le colonne di un “tempio”).
A livello sonoro questa duplice natura del brano - aerea e solida - si traduce in una ricerca sul “volume” del suono flautistico, usato come materia plastica di differenti spessori, dal soffio più afono e sottile, al suono denso e massiccio dei multifonici, che lo sdoppiano o triplicano, rendendo il flauto quasi un oggetto sonoro tridimensionale.

www.laurafaoro.it

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EN

Doina Rotaru; Tempio di fumo for solo flute
Laura Faoro: flute, editing and visual dramaturgy
Carlo Centemeri: technical support

Commissioned by Serate Musicali for the streaming event DADAMAINO: I CICLI DEL SEGNO by Amici della GAM, Gallery of Modern Art in Milan.

Broadcasted on 11th November 11th, 2020
With Eleonora Fiorani, epistemologist and with Francesca Pola, art historian.
Moderator: Angelo Foletto
Music by Massimiliano Viel and Doina Rotaru: Laura Faoro, flutist

Romanian composer extremely refined, Doina Rotaru is an artist who has many points in common with the aesthetics and research of Dadamaino, especially that of the cycles examined in the meeting, relating to the works created starting from 1975, which translate into image a new alphabet of signs.

The piece presents a so-called “liquid” handwriting, since it uses traditional musical notation as an alphabet, reinventing it on staves with a personal, poetic and imaginative taste.
Doina Rotaru releases the single notes from a fixed metric grid and - on an apparently timeless score - unravels a musical discourse that is rhythmically very clear, based on a counterpoint made up of tensions and distensions, between notes apparently still and sudden nuances.
The sounds flow on the blank page led by flourishes, lines and dots, meticulously described by the author in each of their microscopic variations, so as to create a continuous, evident changing of timbres: there is also a wider, formal level, composed of a succession of highly dynamic and "capricious" sections (like the "smoke" of the title) and other static, statuesque in their immobility (like the columns of a "temple").
This double nature of the piece - aerial and solid - translates into a research on the "volume" of the flute sound, used as a plastic material of different thicknesses, from the more aphonic and subtle breath, to the dense and massive sound of the multiphonics, which they double or triple it, making the flute almost a three-dimensional sound object.