Il discorso del neo Ministro alla Cultura Alessandro Giuli ha suscitato ilarità e una lunga serie di sfottò da parte soprattutto di comici e giornali mainstream. Le ragioni sono state l'uso di un vocabolario altisonante e una forma un po' barocca, insieme a un approccio iniziale molto teorico che apparentemente si discostava dal fine di presentare le linee programmatiche.
In realtà non pochi addetti ai lavori, indipendentemente dal colore politico, hanno apprezzato il discorso, e noi siamo fra quelli.
Il discorso non era rivolto alla cittadinanza nel suo insieme, ma agli addetti ai lavori che sono pratici di quel linguaggio; un discorso ricco di citazioni e riferimenti culturali che il pubblico generalista non conosce e per questo non può cogliere. Le critiche infatti sono giunte dai media generalisti e non tanto da quelli di settore.
A noi però interessa non tanto il discorso in sé, quanto la reazione che ha suscitato: sembra ormai che utilizzare un linguaggio complesso sia un demerito, qualcosa da schernire. Il #linguaggio è un aspetto fondamentale del ragionare: insistere su questa celebrazione dell'ignoranza semplicistica, a discapito di maggior complessità, non rischia di danneggiare anche la capacità di ragionamento e di comprensione del mondo?
Articoli:
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