12PORTE - 31 ottobre 2024: Gli abbracci che guariscono: dalle regioni più colpite in Ucraina, dal dramma della guerra, un gruppo di adolescenti, provenenti dalle regioni di Kiyv e di Donetsk, ha avuto la possibilità non solo di fare una piccola “vacanza dalla guerra”, ma di incontrare coetanei, visitare alcune città italiane, raccontare le loro storie, condividere sofferenze e speranze, dare e ricevere abbracci.
L’iniziativa è stata promossa dalla commissione patriarcale per la pastorale giovanile della Chiesa greco-cattolica ucraina, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Bologna e l’Azione Cattolica diocesana.
Molto commovente è stato l’incontro che i giovani ucraini hanno avuto con il Cardinale Zuppi, che continua nel frattempo la sua delicata mediazione umanitaria per conto del Santo Padre.
Ne sono usciti racconti terribili di violenze, sevizie, privazioni, separazioni forzate, mutilazioni, uccisioni, di cui i giovani sono testimoni in prima persona.
Soprattutto i giovani provenienti dalla regione di Donetsk hanno voluto testimoniare di come la guerra sia iniziata già nel 2014: alcuni di loro non hanno nessun ricordo di tempi di pace e si erano convinti che la guerra fosse la condizione normale della vita. Bombardamenti improvvisi, rappresaglie, rapimenti, sparizioni sono diventati per loro pane quotidiano.
All’incontro erano presenti anche Daniele Magliozzi presidente dell’Azione Cattolica bolognese e l’assistente don Stefano Bendazzoli che hanno accompagnato i ragazzi nei diversi momenti. È intervenuto anche il vicepresidente nazionale per il Settore Giovani dell'Azione Cattolica Lorenzo Zardi.
“Ci sono cose che si capiscono solo con il cuore”, ha detto il Cardinale invitando i giovani a sentire il calore e l’amicizia della Chiesa bolognese. In un abbraccio diventa impossibile distinguere chi l’abbraccio lo offre e chi lo riceve. Gli abbracci ci aiutano a superare l’incertezza e il disagio e ci guariscono dalla tentazione della vendetta. Se il mondo seguisse solo la legge dell’ ”occhio per occhio” nel giro di poco tutto il mondo diventerebbe cieco. Il Cardinale ha confessato di essere rimasto molto colpito dalle storie che erano state raccontate: "Non possiamo abituarci alla guerra. Dobbiamo credere che la pace è necessaria. Credete nella pace e siate persone di pace! Preghiamo molto perché la pace arrivi presto! È facile iniziare una guerra, ma è così difficile finirla, perché è complicato fare un passo indietro. E dobbiamo fare di più per aiutarvi, per aiutare chi ha perso la casa e per i feriti che portano la guerra nel cuore e nel corpo", ha detto ancora il cardinale.
Padre Roman Demusch, vicepresidente della Commissione patriarcale per la pastorale giovanile della Chiesa grecocattolica ucraina, ha ringraziato il cardinale per l'opportunità data a questi giovani: "portano con loro e dentro di loro le ferite visibili e invisibili della guerra. " Poter ascoltare le vittime della guerra ed essere pronti ad abbracciarle, pregare per loro: anche questo è segno di chiesa sinodale.
Gli abbracci guariscono: era la scritta sulla felpa indossata dai giovani e anche dal cardinale. “Un abbraccio italiano”, ha detto padre Roman, “un abbraccio di Chiesa”.