Video girato presso la mostra Archeologia Invisibile al Museo Egizio di Torino. Tra le varie presentazioni di nuove tecnologie al servizio dell'archeologo, risulta estremamente interessante un materiale, Il Blù Egizio, la sua particolare composizione lo rende molto interessante per scopi diversi dal solo pigmento.
Per chi mi conosce mi vedrà nella prima parte di video dove rappresento Vitruvio mentre scopriva la composizione chimica del Blù Egizio e provava a sintetizzarlo con vari processi di mescola di polveri da infornare a 800 gradi....
Nella seconda parte dedicata all'innovazione si vede Marco Nicola nel Ns. laboratorio Nanotech ad aramengo che procede con esfoliazione di micro particelle di Blu Egizio tramite trasdutture ad ultrasuoni, in acqua, questo consente di avere particelle molto fini che tendono a rimanere in sospensione per meglio essere depositate a livello superficiale, tipo inchiostro. Questo particolare pigmento ha svariate peculiarità e capacità fisiche che sono interessanti ad esempio nel mondo delle protesi ossee per le peculiarità antibatteriche antirigetto: per incrementare efficenza di pannelli solari poichè trasformano parte della luce visibile in infrarosso (la frequenza di funzionamento delle celle fotovoltaiche): oppure nel campo dell'ottica IT per le sue capacità di conversione luminosa ad incremento energetico UP Conversion.
È così che i segreti custoditi per millenni in vasi sigillati, dietro papiri usurati e sotto strati di bende vengono svelati dalla tecnologia non invasiva, rispettando l’integrità del reperto, grazie alle numerose collaborazioni italiane e internazionali, con il MIT di Boston, il British Museum, il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Torino, il Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale, l’Università Sapienza di Roma, i Musei Vaticani, con Tokyo, Cambridge e altre istituzioni, possiamo anche comprendere le nuove ed inaspettate capacità fisiche di un materiale straordinario, un pigmento antico ma di estremo ed attuale interesse.