Stiamo osservando una catastrofe intorno a noi. Eppure qualcosa rimane e qualcosa può rinascere. Forse un uomo nuovo, un pensiero e uno stile di vita nuovo. La distanza ci sta facendo riflettere e riavvicinare. La quarantena ha amplificato l’importanza degli affetti, le risonanze dei dolori e delle mancanze, il divario delle ricchezze e l’uguaglianza di fronte alla morte. Eppure ha anche provocato la fame e la voglia di profumi sopiti, di riascoltare i silenzi boschivi, di sentire nuovamente i suoni del mare. Noi sentiamo anche il bisogno di un nuovo equilibrio fra uomo e natura: nulla sarà come prima, perché “il prima” era il problema. Liberami quindi vuole essere anche una preghiera, un chiedere scusa, perdono alla natura; è la voglia e la necessità di risentirsi parte del tutto. La natura è lì com’è sempre stata, potente, impassibile e maestosa e sembra dica: “ricomincia sì, ma con passo nuovo!”. Daje! Dopo la nigredo c’è sempre l’albedo!
------- LIBERAMI -------
Ciò che non fai prima o poi sai morirà,
salvarsi è un esercizio che ti piacerà.
Sì mi importa della mia estroflessione dello spirito,
liberarsi è una necessità che poi, che poi ritornerà, che si ripeterà.
Liberami dalla mia libertà!
Il giorno è un mistero, un senso a cui do un peso e godo a metà.
Dentro libri infranti, certezze mondi saldi senza volontà.
Sì mi importa della mia estroflessione dello spirito,
la convenzione è una necessità che ci imprigionerà, senza più pietà!
Liberami dalla mia libertà!
(quello che non hai è quello che non puoi)
sapessi come slegarmi le mani…
sapessi com’è slegarmi le mani…
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/ albacaduca
ALBA CADUCA:
Massimo Dubini: voce
Massimo Cisilino: basso
Elena Feragotto: chitarra
Mario Sabadelli: batteria
CREDITS:
Musica: Alba Caduca
Testo: Massimo Dubini
Mix e Master: Riccardo Pasini @ Studio 73 - Ravenna
Montaggio video: Elena Feragotto