Canzone che rappresentava l'Uruguay allo Zecchino d'oro del 1988. La cantava Pablo Vidal.
Qui in una cover tardiva del 2002, in occasione del Concerto di Primavera.
Anche questo è un brano recuperato da un canale scomparso, non ricordo più quale.
Ma ricordo che nei commenti c'erano molte critiche a Martina, perché nel cantare questa canzone ci si dovrebbe mettere convinzione ed entusiasmo, quasi come se fosse una marcia trionfale del Bene! Ma lei niente: sommessa, disincantata, disillusa e smortina.
Va da sé che per me, invece, la sua è proprio l'interpretazione più bella.
Perché volersi bene, credere nella vita e nel domani, e prendere per buona la propria meravigliosa sorte, quale che sia e malgrado tutto.....ok, questa è forse la cosa più semplice da fare, ma non certo la più facile! La canzone vuole presentare una formula magica ("noi noi noi") e creare una comunità intorno a sé, ma è una formula magica che agisce davvero solo scommettendoci nell'intimità più profonda: sbandierata sgangheratamente ai quattro venti lascia il tempo che trova, quando non finisce col contribuire a scatenare la tempesta.
Martina non la sbandiera proprio, e con gli occhi bassi, schivi e sfuggenti, e il capo chino sul golfo mistico dell'orchestra, finisce invece col farne risuonare corde implicite e impreviste; e, inaspettatamente, col renderla più vera.
Comunque, nondimeno era stata bravissima Serena Rovigo, undici anni prima (vedi schermata finale), a leggerla come la immaginavano gli autori!
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Titolo originale: Vos y yo.
Testo originale e musica di A.Mori:
Testo italiano di Vincenzo Buonassisi.
Piccolo Coro Mariele Ventre dell'Antoniano
Solista: Martina Gamberini