Elisabeth Louise Vigée eredita la passione artistica dal padre Louis, apprezzato pastellista che muore quando lei è ancora adolescente. Grazie alla propria arte la giovane contribuisce al bilancio familiare e frequenta il bel mondo, conquistandosi con grazia e spirito il favore di diverse grandi dame, tra le quali la duchessa di Chartres. Queste presentazioni la introducono a Corte presso Maria Antonietta d'Asburgo, consorte del Re di Francia. Il lavoro di Elisabeth, magnifica ritrattista, è ricercato ovunque e le fonti la dicono infaticabile. Ammessa nell'Accademia grazie alla protezione della regina, nel proporsi è costretta comunque ad accreditare il proprio lavoro: le viene chiesto di lavorare di fronte a dei testimoni, in quanto non si crede al fatto che le opere consegnate siano proprio create da donne.
Sotto l'aspetto stilistico Elisabeth individua diversi modelli che assimila e rielabora: Raffaello per la resa degli affetti, la scuola fiamminga per le proporzioni, la varietà di toni delle allegorie, la brillantezza cromatica. La pittrice impara da Rubens i modi in cui la luce si diffonde da fonti contraddittorie su superfici diverse, mentre eredita da Van Dick la precisione nell'esplorare le fisionomie e i dettagli.