Mario Giacalone legge "Ascolta" di Vladimir Majakovskij.
Vladimir Vladimirovič Majakovskij (Bagdati, 7 luglio 1893 – Mosca, 14 aprile 1930) è stato un poeta, scrittore, drammaturgo, regista teatrale, attore, pittore, grafico e giornalista sovietico, cantore della rivoluzione d'ottobre e maggior interprete del nuovo corso intrapreso dalla cultura russa post-rivoluzionaria.
Opere
Teatro
Vladimir Maiakovki (1913, titolo dato per errore dalla censura, secondo l'autore doveva essere La ferrovia o L'insurrezione delle cose)
Mistero buffo (1918 e 1921)
E che ne direste se?... (1920)
Operetta teatrale sui popy i quali non comprendono che cos'è una festa (1921)
Vari modi di trascorrere il tempo festeggiando le feste (1922)
Il campionato della lotta mondiale di classe (1935, ma scritto nel 1920)
L'impresa di ieri (1939, ma scritto nel 1921)
Radio-Ottobre (1926, in collaborazione con Osip Brik)
La cimice (1928)
Il bagno (1929)
Mosca arde (1930)
Cinescenari
Baryšnja i chuligan (Барышня и хулиган), per il film La signorina e il teppista, diretto da Vladimir Majakovskij e Evgenij Slavinskij (1918)
Ragazzi (1926)
L'elefante e il fiammifero (1926)
Il cuore del cinema, ovvero il cuore dello schermo (1926)
L'amore di Sckafoloubov, ovvero due epoche, ovvero un cicisbeo da museo (1926)
Dekabriuchov e Oktiabriuchov (1926)
Come state? (1926)
Storia di un revolver (1928)
Il compagno Kopytko, ovvero via il grasso! (1936, ma scritto nel 1927)
Dimentica il caminetto (1936, ma scritto nel 1927)
Poemi
La nuvola in calzoni (1915)
Il flauto di vertebre (1916)
Guerra e universo (1917)
Uomo (1918)
150.000.000 (1921)
Amo (1922)
La quarta internazionale (1922)
La quinta internazionale (1922)
Di questo (1923)
Agli operai di Kursk che hanno estratto il primo minerale (1923)
Vladimir Lenin (1925)
Il proletario volante (1925)
Bene! (1927)
A piena voce (1930)
Ha inoltre scritto 534 poesie (dal 1912 al 1930), 79 prose, e 39 articoli e interventi
Riferimenti nella cultura di massa
La vita e la poesia di Majakosvskij hanno ispirato vari artisti nel campo della musica e del cinema.
Il cantautore italiano Rino Gaetano ha composto opere teatrali, mai andate in scena, ispirate al poeta Majakovskij. Inoltre, in un'intervista a Discoring del 1978, in risposta a una domanda di Gianni Boncompagni sul testo della canzone Gianna, Gateano affermò di adottare per le sue creazioni la tecnica di distruzione del testo, operata da Ionesco e Majakovskij nelle loro composizioni[19].
Fabrizio De André citò Majakovskij nel brano Un matto, tratto da Non al denaro non all'amore né al cielo.
Anche Vinicio Capossela citò Majakovskij nel brano Moskavalza, contenuto nell'album Ovunque Proteggi.
Il poeta è citato, assieme a Yukio Mishima, nella canzone Morire del gruppo emiliano CCCP - Fedeli alla linea. I primi versi della canzone Roco Roço Rosso dei CCCP - Fedeli alla linea sono una citazione del poema Bene!.
Al poeta sovietico è stata dedicata la canzone Majakovskij de Il Teatro degli Orrori contenuta nell'album A sangue freddo: il testo riprende la poesia All'amato se stesso dedica queste righe l'autore.
Majakovskij viene citato dalla band italiana Offlaga Disco Pax nel testo della canzone Khmer Rossa, contenuta nell'album Socialismo Tascabile. "Mi vedeva come un dio, come un Dimitrov, un Majakovskij, un partigiano Jugoslavo. Non mi guardò mai come un Turati, un Nenni o qualche altro riformista del cazzo".
Il cantautore italiano Claudio Lolli cita indirettamente l'opera di Majakovskij La mia scoperta dell'America (resoconto di un viaggio compiuto negli Stati Uniti tra il luglio e l'ottobre del 1925), nel suo disco del 2006 intitolato, per l'appunto, La scoperta dell'America, la cui prima traccia, si intitola (Il grande poeta russo) Majakovskij alla scoperta dell'America.
Il musicista Arlo Bigazzi e l'attrice Chiara Cappelli hanno scritto e inciso una Cantata per Vladímir Vladímirovic contenuta nella loro opera Majakovskij! Il futuro viene dal vecchio ma ha il respiro di un ragazzo (Materiali Sonori, 2020).
Majakovskij viene citato nei film I cento passi, Prendimi l'anima e Berlinguer ti voglio bene. In quest'ultima pellicola dà il nome a un ipotetico centro sociale, la Casa del popolo Majakovskij.
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