Un canto che ci viene dall'inizio dell'800, quando pochi coraggiosi patrioti italiani lottavano per costruire l'unità d'Italia, che si sarebbe realizzata solo nel 1861 e completamente solo nel 1918. Fra questi valorosi vi furono anche alcuni giovani torinesi che a più riprese, tra il 1820 ed il 1828, dovettero affrontare per le loro idee carbonare il carcere e la morte per impiccagione. Non c'è odio né rimpianto in questo canto di uno dei condannati a morte dal re Carlo Felice, non a caso soprannominato Carlo "il feroce". La sentenza veniva affìssa in piazza San Carlo e lì eseguita. Traspira da questo bel canto solo la fierezza del giusto e l'aspirazione alla libertà, cosicché può essere associato naturalmente ad analoghi canti dei condannati a morte della Resistenza, oltre un secolo dopo. Il Coro Edelweiss del CAI di Torino lo interpreta in una propria armonizzazione