Quindi, valutando il rischio in qualsiasi operazione, devo valutare quanto mi posso fare male: gravità: una ammacatura, un dito schiacciato, un braccio rotto, la morte... e devo dare un punteggio, da uno a quattro, per dare un'idea. Questo numero cambia a seconda della filiera. Per esempio, se sono in una farmaceutica, prendere una ammacatura è gravissimo; se sono in un'acciaieria, a meno che non muoio, è tutto un po' meno drammatico.
Poi devo calcolare la probabilità: se sto attento, mi faccio male? La scompongo e la scompongo... e parliamo di evitabilità. Se sto attento, non mi faccio male. È lì che sta l'inghippo. Quindi, quanto male mi faccio se sto attento? Faccio un punteggio da uno a due. Se devo entrare in un'isola robotica, è inevitabile non farsi male. Anche nelle regolazioni, se non sincronizzo con il movimento, c'è il rischio.
E poi c'è la frequenza di esposizione, che cambia a seconda del ruolo. Se sono un operatore normale, con tutti i ripari, non sono esposto al rischio; se faccio un'operazione pericolosa, lo sono. Quindi, anche qui, do un punteggio da uno a due. E poi c'è la variabile della probabilità storicamente quanto ci si fa male facendo quel lavoro lì.
Non esiste una banca dati, quindi lo decidete voi. Infine, moltiplicate i punteggi e ottenete il peso numerico. Se è accettabile o no dipende da questo. Ovviamente, questa valutazione del rischio richiede tempo e risorse, ma è fondamentale per garantire la sicurezza sul lavoro.
#sicurezzamacchinari #macchinariosicuro #claudiodelaini #certificazionece #sicurezzalavoro #ValutazioneDelRischio #SicurezzaSulLavoro #PunteggioDiPericolo #Evitabilità #FrequenzaDiEsposizione